Alla riscoperta del patrimonio storico, artistico e culturale del territorio in occasione della mostra “Venezia in Cadore 1420-2020. Seicento anni della Dedizione del Cadore alla Serenissima e un quadro di Cesare Vecellio”

L’esposizione dedicata all’anniversario della Dedizione del Cadore alla Repubblica di Venezia (1420-2020) nasce da un progetto di studio e di valorizzazione del patrimonio culturale del territorio cadorino – a partire da quello della Magnifica Comunità di Cadore – affinché sia possibile restituire nuova leggibilità e significato al vocabolario di alcune parole simboliche, che affondano le loro radici nelle testimonianze materiali e immateriali della storia cadorina.

L’iniziativa, perseguita con rigore filologico e scientifico secondo una formula di comunicazione pensata anche per la divulgazione, si avvale di ricerche inedite e dell’apporto fattivo di vari enti: la Magnifica Comunità di Cadore, la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, la Biblioteca Civica di Belluno, la Biblioteca Storica Cadorina di Vigo di Cadore e il Comune di Pieve di Cadore.

La mostra, allestita presso la casa natale di Tiziano Vecellio (figg. 01-04) e inaugurata alla presenza delle autorità il 18 luglio scorso presso il Museo dell’Occhiale a Pieve di Cadore, presenta al pubblico in una nuova veste tre opere d’arte significative della Magnifica Comunità di Cadore, che hanno acquisito rilevanza grazie all’intervento di restauro di Mariangela Mattia e all’approfondimento degli studi, condotti in questa occasione da un’equipe formata da Matteo Da Deppo, Antonio Genova, Letizia Lonzi, Giorgio Reolon e Mariangela Mattia, i cui contributi sono riportati nel catalogo scientifico, comprensivo degli scritti di Giandomenico Zanderigo Rosolo e Rudi De Sandre*.

Il manifesto evidente del significato simbolico generalmente attribuito alle immagini è rappresentato dall’allegoria della Dedizione del Cadore a Venezia, il dipinto a olio su tela realizzato da Cesare Vecellio nel 1599 e offerto in dono dall’artista al Consiglio della Magnifica Comunità di Cadore assieme al dipinto raffigurante la Giustizia in trono con la Misericordia e la Verità, ora perduto.

L’opera firmata e datata (figg. 05-06), che si conserva ancora nel luogo originario – la Sala del Consiglio del Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore – sfodera il tradizionale repertorio iconografico delle personificazioni allegoriche, del quale si dotava il sistema politico dell’epoca, attento a veicolare nel cittadino l’immagine edificante del buon governo, condotto secondo le istanze virtuose della fedeltà, del rispetto e della concordia istituzionale, sotto la protezione della Chiesa, simboleggiata dalla Madonna con il Bambino in trono. Venezia, raffigurata come una regina con scettro e corona, splendidamente abbigliata e ornata di gioielli, rivolge lo sguardo a due figure femminili, porgendo il Privilegio in forma di lettera ducale all’allegoria del Cadore, prostrata in ginocchio ai suoi piedi con lo stemma distintivo, accompagnata dall’allegoria della Fedeltà.

Il consesso femminile è sorvegliato dalla presenza di San Marco, patrono di Venezia, riconoscibile dal leone accucciato a fianco, suo attributo canonico (figg. 07-09); il santo indossa una veste color arancio, che ha acquisito forza e profondità dopo l’intervento di restauro, grazie al quale la tavolozza cromatica del dipinto mostra la brillantezza anticamente velata dalla vernice ingiallita e dai ritocchi alterati.

L’autore, vissuto a Venezia ma da sempre legato al territorio bellunese – nelle cui chiese si conservano le sue opere sacre – riassume in una parlata energica e vigorosa le influenze del linguaggio di Veronese e le luminescenze tipiche della scuola dei Bassano, ricamando con maestria brani descrittivi di finezza, in particolare negli abiti e nei gioielli, frutto della sua abilità incisoria testimoniata dal celebre trattato intitolato Degli Habiti antichi et moderni del 1590, una sorta di prontuario di moda al femminile che lo rese celebre all’epoca.

Cesare Vecellio è effigiato nel piccolo ritratto a mezza figura di Valentino Pancera Besarel, del 1863-1865 (fig. 10), l’intagliatore bellunese più celebre con Andrea Brustolon, a testimoniare un’arte rappresentativa, quella della lavorazione del legno, che si può apprezzare anche nello stemma del Cadore (fig. 02) del 1739, presentato per la prima volta al pubblico dopo l’intervento di restauro di Mariangela Mattia.

La piccola esposizione rappresenta pertanto un invito ad approfondire la storia delle relazioni politiche, istituzionali e culturali che legano il Cadore alla Repubblica di Venezia, a partire della lettura del cosiddetto “Privilegio Ducale”, il documento originale del 1420 dell’Archivio Antico della Magnifica Comunità di Cadore che sanciva i termini del rapporto tra i due enti, qui presentato nella traduzione di Rudi De Sandre**.

* Venezia in Cadore 1420-2020. Seicento anni dalla Dedizione del Cadore alla Serenissima e un quadro di Cesare Vecellio, catalogo della mostra a cura di Matteo da Deppo (Pieve di Cadore, Casa natale di Tiziano Vecellio, 18 luglio-27 settembre 2020), Crocetta del Montello 2020.

** Crediti fotografici: figg. 01-04, 10 © Magnifica Comunità di Cadore; figg. 05-09 © Mariangela Mattia.

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