Montegrotto Terme. Area archeologica di viale Stazione / via degli Scavi

In quest’area archeologica è possibile visitare i resti di un complesso termale monumentale il cui impianto risale all’età augustea.
Il sito fu scoperto tra il 1781 e il 1788; in seguito la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto riprese le indagini nel 1953 e tra il 1965 e il 1970.
Dell’originario complesso termale sono visibili i resti di tre grandi piscine con relativo sistema di adduzione idrica, di un piccolo teatro per l’intrattenimento dei frequentatori delle terme, di un edificio a pianta centrale con due absidi laterali e di un altro di dimensioni più modeste, entrambi di funzione per ora non sicuramente identificata. Approfondimenti

Ubicazione/come arrivare
Indirizzo: Montegrotto Terme, via Scavi 14

Informazioni turistiche
cfr. la voce “Accesso” a questo link

Cronologia:
Età augustea ed imperiale

 

DESCRIZIONE

A – Teatro o odeon

Piccolo teatro, forse coperto, costruito tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi del I sec.d.C.
Subì in seguito alcune importanti modifiche. La cavea doveva avere undici gradini, ai quali si accedeva attraverso una scaletta mediana e due laterali. L’ingresso degli spettatori avveniva attraverso due corridoi, che fiancheggiavano il palcoscenico. Quest’ultimo conserva un piano in mattoni (iposcenio) e cinque pozzetti con rivestimento interno in piombo per le antenne lignee del sipario. Nel fondale scenico, che ha nicchie semicircolari e rettangolari, vi erano tre porte di comunicazione con il postscaenium; ai lati vi erano due ambienti simmetrici (gli attuali foyers). Sulla sommità della cavea doveva trovarsi una tribuna o un tempietto, con vani annessi, di cui restano solo le fondazioni.

B – Edificio biabsidato

La costruzione presenta una pianta complessa, articolata attorno a uno spazio quadrangolare, che si dilata in due grandi absidi disposte simmetricamente su due lati, con una vasca circolare al centro. Sugli altri due lati si articolano due serie di ambienti, alcuni dei quali caratterizzati da piccole nicchie rettangolari. La funzione della costruzione resta per ora incerta, anche se forse connessa con bagni individuali o abluzioni.

C – Il sistema idraulico

Le strutture poste al centro dell’area costituiscono i resti del complesso sistema idraulico di adduzione e deflusso delle acque termali connesso alle vasche. La rete di canalizzazioni, collegata al collettore principale, si estende complessivamente per più di 200 metri. Nelle immediate adiacenze del teatro è visibile ciò che resta delle strutture di alloggiamento di due ruote idrauliche per il sollevamento e la movimentazione dell’acqua.

D – Le vasche termali

Si tratta di tre piscine contigue, ma solo una di esse è integralmente visibile, mentre le altre due si estendono oltre i limiti attuali dell’area archeologica. Lo sviluppo completo è noto in quanto esse furono scavate e disegnate già nel XVIII secolo. La vasca più a sud (a) ha pianta rettangolare, quella centrale (b) circolare, la terza (c) rettangolare con i lati corti curvilinei. Tutte dovevano essere inserite in un edificio coperto e, vista la profondità inferiore al metro, destinate ai bagni per immersione.


 

Il progetto Aquae Patavinae

Il territorio di Montegrotto è stato interessato da estese indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto e dall’Università di Padova. Gli importanti esiti di tali indagini hanno motivato un progetto di valorizzazione congiunto, che prevede la creazione del parco archeologico del bacino termale euganeo. Il progetto, denominato Aquae Patavinae dal nome latino dell’area, ha lo scopo di rendere fruibili le diverse aree archeologiche, integrandole in un percorso unitario. Presso la stazione ferroviaria di Terme Euganee è stata allestita una sala con funzione di centro di accoglienza e presentazione delle tre aree archeologiche visitabili: via Scavi (1), via Neroniana (2), Hotel Terme Neroniane (3). Il percorso di visita si concluderà a Villa Draghi (4), prossima sede del Museo del Termalismo. Con una pannellistica adeguata verranno segnalati i luoghi non più visibili o non visitabili, dove sono emersi resti importanti dell’insediamento romano.

Il progetto Aquae Patavinae è curato da:
  • Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto
  • Università di Padova, Dipartimento di Archeologia, Scuola di Specializzazione in Archeologia
  • Comune di Montegrotto Terme
Con il finanziamento di:
  • Arcus S.p.A.
  • Fondazione Cariparo
  • Regione del Veneto
  • Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca

Aquae Patavinae per Via Scavi

In questa area archeologica le strutture antiche sono state riportate in luce tra il 1965 e il 1970. Negli anni successivi furono effettuati interventi di restauro con metodi e materiali dell’epoca. Inoltre, l’esposizione agli agenti atmosferici, le rigide temperature invernali, la superficialità dell’acqua di falda e altri fattori hanno contribuito ad accentuare i fenomeni di degrado del complesso.

Nel quadro del piano generale di recupero e valorizzazione di quest’area, redatto dalla Soprintendenza nel 2010, il progetto Aquae Patavinae ha consentito di avviare i lavori più urgenti, che sono attualmente in corso.

Si tratta del restauro del piano del palcoscenico del teatro, della pulitura e del risanamento delle vasche termali, della copertura provvisoria e del restauro dei resti dell’edificio biabsidato.

Durante il cantiere di restauro l’area sarà comunque aperta al pubblico.

Progetto AQUAE PATAVINAE

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